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Chi è ora il ricercato numero 1 in Italia? Latitanti, Mafia, Anonima Sequestri, morte

Con la cattura del super latitante Matteo Messina Denaro si è chiuso un capitolo lunghissimo della storia criminale del nostro Paese. In pochi conoscono questo nome: Attilio Cubeddu. Invece è proprio lui la risposta alla domanda che molti si stanno facendo adesso che è stato arrestato Matteo Messina Denaro: chi è ora il ricercato numero 1 in Italia?

Il profilo

Incredibilmente il latitante sul quale si calamitano adesso le maggiori attenzioni degli investigatori non è nè un boss di camorra, nè un padrino di mafia e neppure un capo di una cosca della ‘ndrangheta. Peraltro stiamo parlando di una persona che si avvia alla soglia degli 80 anni. Tra poche settimane Attilio Cubeddu compirà, infatti, 76 anni: è nato il 2 marzo 1947 ad Arzana, piccolo paese di appena 2mila anime in provincia di Nuoro.

E’ stato inserito ormai da decenni nell’elenco dei latitanti più pericolosi sul territorio nazionale. Cubeddu è stato, infatti, un esponente di primo piano dell’Anonima Sequestri, l’organizzazione criminale che ha spadroneggiato in Sardegna negli anni Sessanta ed Ottanta, mettendo a repentaglio la vita di tante persone.

L’Anonima Sarda era specializzata nei sequestri eccellenti di appartenenti a famiglie molto ricche. In realtà Attilio Cubeddu si è specializzato in rapimenti avvenuti anche fuori dall’isola e in particolare nel Centro-Nord. Secondo quanto riportato dalle cronache giudiziarie, infatti, ha partecipato ad alcuni sequestri eccellenti proprio in quell’area geografica: il primo è quello di Peruzzi, avvenuto in Toscana nel 1981. Due anni dopo, secondo le cronache, fu coinvolto nei rapimenti di Rangoni Machiavelli e Bauer, portati a termine in Emilia Romagna.

I sequestri eccellenti e la fuga

Nel 1984, però, per Attilio Cubeddu arriva il tempo delle manette: il sardo viene, infatti, rintracciato a Riccione e per lui scatta, oltre all’arresto, la successiva condanna a 30 anni di reclusione. Per Cubeddu sembra finita qua, ma nel 1997 arriva il colpo di scene. Il direttore del carcere di massima sicurezza di Badu ‘e Carros, in Sardegna, gli concede un permesso premio: Cubeddu lo sfrutta per darsi ad una latitanza che non ha avuto ancora fine.

Ma cosa ha fatto durante la latitanza Cubeddu e perchè è scappato? Le indagini sul latitante hanno portato all’ultimo sequestro eccellente italiano, quello dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, avvenuto nell’estate del 1997. Sempre legato al sequestro Soffiantini, c’è un fatto di sangue per il quale Cubeddu è stato indagato ma poi assolto: si tratta dell’omicidio dell’ispettore dei Nocs Samuele Donatoni, assassinato a Riofreddo, nell’ottobre 1997, nell’ambito delle operazioni relative al sequestro dell’imprenditore di Manerbio. Non sono arrivate ad una conclusione tale da portare ad una condanna nemmeno le indagini sul rapimento della giovane Silvia Melis, avvenuto sempre quell’anno nell’Ogliastra.

La possibile morte

In riferimento a quell’ultima stagione di terrore sotto l’egida dell’Anonima Sarda c’è un’ipotesi inquietante che circola anche negli ambienti investigativi. Secondo alcuni Attilio Cubeddu sarebbe morto ed ad ucciderlo sarebbe stato addirittura il suo sodale Giovanni Farina, che avrebbe partecipato con lui al sequestro Soffiantini. Non ci sono prove ufficiali del suo decesso: per tanti Attilio Cubeddue è ancora uccell di bosco, nascosto da una rete di fiancheggiatori della quale dispone ancora in Sardegna alla soglia dei 76 anni.

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